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Quando si ha la consapevolezza che la propria disciplina sportiva non comincia e si conclude con un miglioramento esclusivamente estetico, ma si estende a tutta la realtà interiore di chi la pratica modificandola in maniera radicale, allora il processo di cambiamento non potrà che portare ad evidenti miglioramenti sui principali aspetti che compongono l’individuo (“psiche” e “soma”).
Il miglioramento del proprio aspetto dovrebbe (deve) portare ad una evoluzione sul piano interiore e viceversa. Tuttavia questo principio non sempre viene rispettato, generando quella caratteristica dicotomia tra “mente “ e “corpo” foriera di vari disagi (o patologie) mentali, come l’estremo egoismo per soddisfare una propria mancanza interiore: l’ossessione per l’attività fisica fino a livelli castranti o l’assolutizzazione di pratiche alimentari che distruggono la stessa “ecologia” dei risultati.
Quando si diventa schiavi del proprio fisico e non si prende in considerazione la propria esistenza sul piano globale, accade proprio questo.

La capacità di trovare un equilibrio, nel proprio corpo, nella propria sfera emotiva e nella vita di ogni giorno e’ il vero traguardo che dovremmo prefiggerci !!.

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