Mancanza di respiro e debolezza durante l’attività fisica

 

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Chi in questo periodo di “pandemia” e credo che prima o poi tocchi a tutti venire a contatto con il virus “COVID-19, (anche se percepito in modo asintomatico o in lieve forma infettiva), potrebbe causare tra i vari problemi già espressi dalla sanità, un problema medio lungo legato alla respirazione, dispnea, debolezza, stanchezza, mal di testa, ecc..

Gli sportivi o coloro che hanno sempre fatto sport sicuramente hanno un grado di percezione dei sintomi superiori di coloro che attività fisica non ne svolgono, questo perchè si ha ben presente cosa voglia dire tenere il proprio corpo sotto stress fisico e soprattutto performante, questa caratteristica permette un grado di sensibilità percettiva superiore degli stimoli o sintomi legati al corpo.

“Le persone che hanno avuto contatti con COVID-19 a prescindere dalla sintomatologia,  potrebbero accusare ed evidenziare soprattutto durante l’attività fisica una dispnea, mancanza di respiro, e debolezza legata all’assunzione o scambio di ossigeno/anidride carbonica nel sangue ridotta e questo fenomeno potrebbe persistere per un periodo di tempo medio-lungo anche passata l’infezione.

Ci sono una serie di ragioni per cui un individuo può provare dispnea durante o dopo l’attività fisica, tra cui: malattie respiratorie (ad es. Asma), disturbi nasali (ad es. Allergiche rinite), ostruzione laringea, muscoli inspiratori deboli e schemi respiratori disfunzionali. Se si soffre di un disturbo respiratorio come l’asma è importante che si usi regolarmente gli inalatori preventivi come indicato dal proprio medico.

Ma nel caso di Covid 19 il problema potrebbe essere un altro e legato soprattutto a cosa, a che strascichi, potrebbe lasciare nel corpo nello specifico caso dei polmoni (o altri organi come il Cuore).

 

Per descrivere al meglio la mancanza di respiro o dispnea o la debolezza legata all’attività fisica, descriverò la mia esperienza personale.

 

Marzo 2020, all’inizio dell’allarme Covid-19, fui affetto da una brutta influenza, due settimane con febbre alta e bronchite o altro, non seppi diagnosticare, eravamo il “Lock Down” quindi visite mediche o quant’altro solo telefoniche,  devo ammettere tuttavia che fu un malanno abbastanza consistente.
In quel periodo non c’erano tamponi e test sierologici, solo allarme!
Ad oggi non so ancora se fosse covid-19 o altro, poichè i test sierologici effettuati a Maggio 2020, risultarono negativi, ma come sappiamo potrebbe essere stato “Covid-19” a prescindere dal test.
Passato un mese da questa forte “influenza” decisi di riprendere i miei allenamenti.
(Sia ben evidente che dopo quasi due mesi di fermo dall’attività fisica, sono ben consapevole di  cosa voglia dire riprendere dopo un lungo periodo di inattività).
Il problema è che dopo qualche settimana di ripresa mi accorgevo che il recupero tra una serie e l’altra di esercizio era davvero eccessivo, mi mancava l’aria, non riuscivo a dare intensità all’allenamento, iperventilavo fino a 4/5 minuti se mi andava bene.
Interpellai un mio amico/atleta medico specialista in malattie legate al sistema respiratorio (Pneumologo), il quale mi fece fare una RX al torace per identificare eventuali problematiche legate al tessuto cicatriziale che covid-19 potrebbe creare a livello polmonare, ma senza esiti positivi.
Facevo tuttavia fatica nel recupero a livello respiratorio.
Con L’ossimetro o pulsossimetro effettivamente la saturazione dell’ossigeno nel sangue non era ottimale; il medesimo dato provai ad averlo in passato anche con una semplice bronchite, tuttavia durante l’infezione non dopo mesi.

In questo caso l’infezione era passata da parecchio tempo.
Decisi insieme allo specialista, di effettuare una TAC toracica, polmonare, con e senza liquido di contrasto, ed effettivamente risultarono dei difetti di riempimento dovute a micro embolie e trombi a livello della capillarizzazione alveolo polmonare.
Riassumendo l’infezione, oramai dimenticata aveva creato dei micro emboli nei capillari a livello degli alveoli polmonari riducendo la capacità di far avvenire lo scambio tra ossigeno e anidride carbonica, rendendomi così debole e perennemente in affanno durante allenamento.
La terapia durata per ben 4/6 mesi effettuata con anticoagulanti, come Eparina, Pradaxa, Eliquis, ecc.., hanno risolto il problema, verificato nuovamente da TAC di controllo, ma soprattutto dai miei allenamenti molto più performanti.
Un consiglio od opinione personale che voglio trasmettere a chi accusasse tali sintomi (soprattutto a chi è venuto in contatto con covid-19) è quello di verificare quanto detto sopra, poichè disgraziatamente si lasciassero questi strascichi di micro embolie che per una persona non sportiva potrebbero essere anche non avvertite in modo significativo, in caso di nuova positività al Covid-19, potrebbero aggravare ulteriormente la malattia.

Ovviamente una persona che accusa tali sintomi, sono essi più evidenti con l’utilizzo della mascherina.

 

Potenziare e riabilitare i muscoli inspiratori

 

“I muscoli inspiratori deboli possono svilupparsi da una mancanza di impegno nell’attività fisica. Quando si inizia a svolgere più attività, la forza dei muscoli inspiratori migliorerà. Si può anche impegnarsi nell’allenamento dei muscoli inspiratori utilizzando un dispositivo apposito che esercita un carico meccanico sui muscoli inspiratori. È stato dimostrato che l’uso di questi dispositivi migliora la forza inspiratoria e le prestazioni fisiche.

“I modelli di respirazione disfunzionale sono comuni quando le persone si impegnano in un’attività fisica impegnativa. Molti esperti respiratori hanno suggerito che si aspettano che i pazienti in recupero con COVID-19 presentino sintomi causati da modelli di respirazione disfunzionali. Lo sviluppo di un modello di respirazione disfunzionale è complesso e non completamente compreso, tuttavia si ritiene che l’ansia, la cattiva postura e l’attivazione inappropriata dei muscoli respiratori accessori contribuiscano. I modelli respiratori disfunzionali possono comportare la limitazione all’intensità dell’attività fisica, l’interruzione anticipata dell’attività e un’elevata percezione dello sforzo respiratorio durante l’attività fisica “.

Superare un modello respiratorio disfunzionale

“Alla University of Kent Respiratory Clinic stanno studiando come le persone possano superare un pattern respiratorio disfunzionale. Finora sono stati in grado di identificare che un buon pattern respiratorio coinvolge l’addome, la parte inferiore del torace e la parte superiore del torace che le persone muovono lateralmente, in avanti e verso l’alto in un movimento sincronizzato. Con questo si intende che mentre l’addome si espande, lo stesso dovrebbe avvenire per il torace. Le spalle dovrebbero essere rilassate e sollevarsi solo a causa del movimento della gabbia toracica. Concentrarsi sui movimenti laterali della gabbia toracica inferiore sembra iniziare un buon modello di respirazione durante forme di attività fisica a bassa e alta intensità. Le persone dovrebbero evitare di forzare la respirazione durante l’attività, cercare di rilassare la respirazione all’aumentare dell’intensità dell’attività. ”